NOCERA SUPERIORE – Sarà una serata all’insegna del ricordo, dell’amicizia e della passione per il calcio quella in programma questa sera, domenica 26 luglio, nello spazio adiacente alla Scuola Elementare San Giovanni Bosco di Nocera Superiore. Qui si disputeranno le finali del Primo Memorial dedicato a Francesco Scocozza, il giovane calciatore nocerino scomparso lo scorso maggio, a soli 17 anni, dopo aver combattuto contro una malattia.
Un luogo tutt’altro che casuale. La scuola San Giovanni Bosco è stata infatti frequentata da Francesco durante gli anni delle elementari e oggi, proprio in quello spazio, sono ben visibili alcuni segni che ne custodiscono la memoria: un murales dedicato al giovane e la teca nella quale è conservata la maglia numero 4 della Nocera Soccer, squadra con cui Francesco militava e con la quale aveva condiviso la sua grande passione per il calcio.
Il Memorial è nato dalla volontà dei genitori e degli stessi amici di Francesco, con l’obiettivo di trasformare il dolore della perdita in un momento di aggregazione e di ricordo. Una manifestazione che, fin dalle prime partite, ha raccolto una partecipazione significativa, soprattutto tra i giovani.


A bordo campo, infatti, sono stati tanti gli amici, i compagni di squadra, i conoscenti e i ragazzi che hanno avuto modo di condividere con Francesco momenti della loro quotidianità. Per tutti lui era semplicemente “Kekko”, o “Kikko”, il soprannome con cui veniva affettuosamente chiamato dai suoi compagni.
Questa sera, dunque, il pallone tornerà a rotolare per le finali del torneo, ma il vero protagonista sarà ancora una volta il ricordo di Francesco. Un ragazzo di appena 17 anni che ha lasciato un segno profondo in chi lo ha conosciuto e che oggi continua a vivere attraverso gli amici, la sua squadra, la sua maglia numero 4 e quella passione per il calcio che aveva saputo condividere con tanti.
Il Primo Memorial Francesco Scocozza non sarà soltanto una competizione sportiva, ma una serata nella quale una comunità si ritroverà insieme per ricordare un giovane figlio, amico e compagno di squadra. Perché, anche quando una persona non può più essere in campo, il suo ricordo può continuare a giocare con noi.
Ph Giovanni Sellitto


