La lettera dell’Arcivescovo Tommaso Caputo nel centenario della morte dell’Apostolo del Rosario: «Fedeltà alle radici e apertura al futuro»
Il ricordo del Fondatore, la visita di Papa Leone XIV e la vocazione universale della Città mariana al centro del messaggio rivolto alla comunità pompeiana.
A cento anni dalla morte di San Bartolo Longo, avvenuta il 5 ottobre 1926, l’Arcivescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo, si rivolge alla Città e ai fedeli con la lettera Il secolo del mondo nuovo di Pompei. Un documento che ripercorre la straordinaria vicenda dell’Apostolo del Rosario, fondatore del Santuario, della Nuova Pompei e delle Opere di Carità, sottolineandone l’attualità e il valore anche per la società contemporanea.
Nel testo, particolare rilievo assume la storica visita di Papa Leone XIV, che ha evidenziato l’universalità di Pompei e del suo messaggio. Fede e carità, i due “templi” costruiti da Longo, restano il cuore della missione della Città mariana, chiamata a essere luogo di preghiera, accoglienza e speranza.
Nel centenario, San Bartolo Longo sarà inoltre celebrato per la prima volta come patrono della Città. Per il futuro, monsignor Caputo affida alla comunità due parole: fedeltà, alle proprie radici, a Maria e al Papa, e apertura, alle nuove sfide sociali. Al centro resta il Santo Rosario, «il motore nascosto» dell’opera di Pompei.


